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Aprire una struttura

Aprire una struttura ricettiva in Italia: la mappa delle decisioni, nell'ordine giusto

Team SitoVeloce·29 agosto 2026· 13 min
Camera per ospiti con letto rifatto, comodino e lampada accesa

La domanda arriva quasi sempre così: ho una casa, o una stanza in più, e mi hanno detto che si può fare. Poi apri il primo risultato e ti trovi davanti un elenco di sigle, SCIA, CIR, CIN, SUAP, e la sensazione che il problema sia la burocrazia.

Il problema quasi mai è la burocrazia. Sono tre decisioni che vengono prima e che nessuno ti mette davanti: che cosa stai aprendo, quanto grande può essere, e se lo fai come impresa. Chi ne sbaglia una se ne accorge dopo mesi, di solito davanti a un tecnico o allo sportello del Comune.

Questa pagina è una mappa, non un manuale. Ti dà l'ordine in cui si decide e ti manda, passaggio per passaggio, alla guida che lo spiega per intero con le fonti dentro. Una premessa che vale per tutto quello che leggerai qui e altrove: in Italia non esiste una legge nazionale che dica come si apre un bed and breakfast. La scrive la tua regione, e i requisiti edilizi e igienici li scrive il tuo Comune.

Le tre cose che decidono tutto il resto

Prima di ogni modulo servono tre risposte, in ordine, perché ognuna cambia la successiva.

  • Che cosa stai aprendo. B&B, affittacamere, casa e appartamento per vacanze, locazione turistica: sono cose diverse, con obblighi diversi. Il confine non è la durata del soggiorno, sono i servizi.
  • Quanto grande può essere. Camere e posti letto massimi non li decide una norma italiana, li scrive la legge della tua regione, e cambiano passando un confine.
  • Se lo fai come impresa o no. In parte lo scegli tu, in parte lo decide la tipologia che hai scelto, e in parte lo decide una soglia fiscale che dal 2026 è cambiata.

Prima decisione: che cosa stai aprendo davvero

Il primo bivio non lo decide la durata del soggiorno e non lo decide il nome che hai in mente: lo decide quanto lavoro ci metti dentro. Da una parte c'è chi mette a disposizione un immobile, dall'altra chi organizza un'accoglienza. Fra le due passa il confine che poi ordina tutto il resto della pagina.

Quello che cambia, in concreto, sono quattro cose che ti porti dietro per anni. Il titolo che presenti al Comune e la sua difficoltà. Il codice che ti verrà assegnato e da chi. Le parole che puoi scrivere legittimamente sull'insegna, sul sito e negli annunci, perché i nomi delle tipologie sono definiti dalla legge regionale e non sono sinonimi commerciali. E il perimetro fiscale in cui ti muovi, che è una cosa diversa ancora e la vedi due sezioni più in basso.

Il caso che manda fuori strada più persone è la parola casa vacanze: nel linguaggio comune indica quasi sempre una locazione turistica, mentre nelle leggi regionali casa e appartamento per vacanze è una tipologia ricettiva vera e propria, con obblighi suoi. Se stai per scrivere quel nome da qualche parte, guarda prima dove cade il confine, servizio per servizio, in B&B, affittacamere, casa vacanze: le differenze.

Seconda decisione: quanto grande può essere

Non esiste un numero italiano di camere. Esiste il numero che ha scritto la tua regione, e cambia passando un confine: la stessa parola, bed and breakfast, vale limiti diversi in tre regioni confinanti.

E quel numero, quasi sempre, non è quello che ti ferma per primo. Prima arrivano le superfici minime della stanza, il rapporto fra bagni e ospiti, l'eventuale obbligo di residenza, i giorni di chiusura obbligatoria e, in alcune regioni, il divieto di sommare due strutture nello stesso edificio. Chi si ferma a contare le camere scopre gli altri vincoli a lavori iniziati.

Un solo numero vale in tutta Italia, e non riguarda la tipologia: sopra i venticinque posti letto entra in gioco anche la pratica antincendio, dentro la stessa domanda al SUAP. Sotto quella soglia no. I limiti regionali camera per camera, con la norma accanto a ognuno, sono in Quante camere e posti letto può avere un B&B.

Terza decisione: impresa o no, e la soglia che è cambiata nel 2026

Qui si incrociano due piani confusi in continuazione: la legge regionale sul turismo, che stabilisce se quella tipologia si può fare in forma non imprenditoriale, e la soglia fiscale delle locazioni brevi. Sono due domande diverse e possono dare risposte che sembrano contraddirsi.

Sul primo piano non decidi tu. In Lombardia il bed and breakfast esiste soltanto in forma non imprenditoriale, articolo 29 della l.r. 27/2015. In Toscana soltanto in forma imprenditoriale, articolo 43 della l.r. 61/2024. In Campania puoi scegliere, articolo 1 della l.r. 5/2001. Stessa parola, tre risposte che non si conciliano, e su quella che pesa di più: prima ancora di fare un conto, guarda se la forma che avevi in mente è ammessa dove sei.

Sul secondo piano c'è un numero cambiato da poco, e cambiato in peggio per chi ha più di un immobile: dal periodo d'imposta 2026 il tetto di appartamenti oltre il quale non stai più nel regime delle locazioni brevi si è dimezzato, per effetto della legge 30 dicembre 2025 n. 199. Se il tuo progetto ne prevede più di uno, questo è il punto in cui il progetto va rifatto o va fatto con la partita IVA.

E c'è una lettura che sfugge quasi sempre: stare sotto la soglia non vuol dire essere fuori dall'impresa. Si può essere imprenditori anche con un immobile solo, perché quello che conta è che cosa offri e con quale organizzazione. Quanti appartamenti puoi tenere, cosa succede al primo di troppo e quali aliquote esistono davvero sono in Quanti appartamenti puoi affittare senza partita IVA.

La regione decide, non l'Italia

Tre righe bastano a chiudere la discussione, e guardano una colonna sola: la forma giuridica ammessa. È la voce che decide se il tuo progetto è possibile o no dove ti trovi, e nessuna guida di dettaglio la mette a confronto fra regioni. Camere e posti letto stanno nelle guide regionali, linkate qui accanto.

Una pagina che pretende di spiegarti l'apertura di un B&B valida ovunque, senza mai chiederti dove ti trovi, sta sbagliando per almeno due lettori su tre. Le tre righe sono lette sul testo vigente delle leggi regionali il 29 agosto 2026.

RegioneForma ammessa per il B&BCosa vuol dire per teLa legge, e la guida
LombardiaSolo non imprenditorialeNiente partita IVA su quell'attività, e la struttura sta al numero civico dove sei residentel.r. 27/2015 art. 29 - guida
ToscanaSolo imprenditorialeImpresa dal primo giorno, con tutto quello che comportal.r. 61/2024 art. 43 - guida
CampaniaA scelta: imprenditoriale oppure noLa forma la decidi tu, con obbligo di residenza o stabile domicilio nella stessa abitazionel.r. 5/2001 art. 1 - guida

Se la tua regione non è una di queste tre

Le tabelle con venti regioni in venti righe sono la fonte peggiore che puoi usare: quasi mai hanno una data, quasi mai distinguono la forma imprenditoriale da quella non imprenditoriale, e la materia cambia in fretta. Una regione può rifare da capo la propria legge sul turismo nel giro di un anno e mezzo, ed è già successo.

Il metodo che funziona non richiede un consulente e sta in tre passaggi: si parte dalla banca dati del Consiglio regionale per il testo vigente della legge sul turismo, si cerca l'articolo che definisce la tua tipologia, e si chiude con una telefonata al SUAP del tuo Comune per superfici, altezze e vincoli. È spiegato passo per passo, con cosa guardare in ogni fonte, in Quante camere e posti letto può avere un B&B.

Il locale prima della pratica: destinazione d'uso, residenza, condominio

Un immobile può essere perfetto e non andare bene lo stesso. Tre verifiche, in questo ordine.

La destinazione d'uso. Le regioni vanno in direzioni opposte, e dentro la stessa regione la regola non vale per tutte le tipologie. La Lombardia, all'articolo 38 comma 9 della l.r. 27/2015, dispone che per le tipologie elencate in quell'articolo, fra cui il bed and breakfast, le case e appartamenti per vacanze, le case per ferie, le foresterie lombarde e le locande, non è richiesto il cambio di destinazione d'uso e l'immobile mantiene la destinazione residenziale. L'elenco è tassativo e non copre ogni struttura non alberghiera: gli ostelli per la gioventù, per esempio, restano fuori. Altre regioni chiedono la destinazione turistico ricettiva, che è un altro costo. Leggere l'articolo scritto per una regione diversa dalla tua, o per una tipologia diversa dalla tua, è il modo più veloce per sbagliare qui.

La residenza. In diverse regioni il B&B si esercita nella casa dove il titolare risiede: in Lombardia al numero civico di residenza anagrafica, in Campania con obbligo di residenza o stabile domicilio nella stessa abitazione. Se l'immobile che stai guardando non è quello dove vivi, lì non stai aprendo un B&B.

Il condominio. È il primo ostacolo pratico per chi apre dentro un appartamento in città, e non si risolve con una regola nazionale: dipende da quale regolamento hai e da come è scritto. Il documento va chiesto e letto prima del preliminare o del contratto d'affitto. Cosa può vietarti davvero, e cosa invece non regge, è in Il condominio può vietarti il B&B in casa tua?.

La pratica: SCIA o comunicazione, e a chi si presenta

Solo adesso si parla di moduli. Il bivio si chiude in poche domande: se dai servizi oltre all'immobile sei in una struttura ricettiva e di norma presenti una SCIA; se dai solo l'immobile sei nella locazione, e allora conta se la eserciti in forma imprenditoriale, perché in quel caso la SCIA torna per norma nazionale.

Si presenta per via telematica, e va al Comune dove sta l'immobile attraverso il suo sportello per le attività produttive, non alla Regione. Due conseguenze dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241, che valgono ovunque in Italia: l'attività può iniziare dalla data di presentazione, senza aspettare risposte, e per sessanta giorni l'amministrazione può intervenire se accerta la mancanza dei requisiti. Aver presentato non vuol dire aver chiuso.

Cambiano da regione a regione sia il nome del titolo sia gli allegati: in Lombardia, per esempio, serve una planimetria in scala firmata da un tecnico abilitato, l'unica voce del percorso che richiede per forza un professionista. Cosa presenti nel tuo caso, situazione per situazione, è in SCIA o comunicazione: come si apre una struttura.

La sicurezza che ti serve il giorno in cui apri

Non è un capitolo da rimandare, e c'è un dettaglio che sorprende quasi tutti: a chiedere rilevatori di gas ed estintori è la stessa norma che ha istituito il CIN, l'articolo 13-ter del DL 145/2023. Chiedendo il codice hai autocertificato di averli, quindi la verifica va fatta prima di quel clic e non dopo.

Un avvertimento che quasi nessuno dà, e che qui conta perché stai ancora scegliendo la tipologia: quel comma non parla a tutti. È scritto per un pubblico preciso, e se apri una struttura ricettiva vera e propria i tuoi obblighi antincendio nascono altrove, spesso già dentro la pratica al Comune. A chi si applica cosa, quanti estintori servono, dove sta l'esonero previsto per i rilevatori e quanto vale la sanzione sono in Estintori e rilevatori di gas: cosa chiede la legge.

I codici, nell'ordine: prima il regionale, poi il CIN

L'ordine non è un dettaglio burocratico, è la ragione per cui tante persone si bloccano. Sono tre passaggi e vanno in questa sequenza: il titolo al Comune, poi il codice identificativo che la Regione o la Provincia genera a valle della pratica, poi il codice nazionale, che si chiede online con l'identità digitale del titolare.

Chi parte dal CIN si ferma subito, perché in molte regioni il codice nazionale nasce dalla ricodifica di quello regionale. E chi ti dice che il CIN ha cancellato il codice della regione sbaglia quasi ovunque: lo sostituisce negli annunci, non nell'iter amministrativo. Chi rilascia cosa è in CIN e codice regionale: non sono la stessa cosa.

Una volta ottenuto, il CIN va esposto all'esterno dello stabile e indicato in ogni annuncio ovunque pubblicato e comunicato. E il tuo sito, se espone una camera o un prezzo o anche solo un modulo per chiedere quanto costa, rientra in pieno in quella parola. Dove metterlo pagina per pagina è in Dove scrivere il CIN sul sito della tua struttura.

Il giorno dopo l'apertura comincia l'altra metà del lavoro

Aprire è un evento, gestire è un ritmo. Dal primo ospite comincia una seconda lista, fatta di obblighi che tornano a ogni arrivo, ogni mese e ogni anno, e che nessuno ti ricorda perché ognuno arriva da una parte diversa. Sono messi in fila una volta sola, ordinati per quando ti servono e non per chi te li chiede, in Scadenze e adempimenti: il calendario mese per mese.

Tre di questi vanno preparati prima dell'apertura, non dopo, perché hanno tempi che non dipendono da te.

  • Le credenziali di Alloggiati Web. Non c'è un modulo di registrazione da compilare sul portale: passano dalla questura competente, con tempi che non decidi tu. Se il primo ospite arriva prima delle credenziali, il problema è già tuo. La procedura è in Credenziali Alloggiati Web: come richiederle.
  • L'accesso al portale statistico della tua regione, perché la rilevazione sul movimento dei clienti si trasmette ogni mese anche quando sei chiuso, dichiarando zero.
  • La delibera comunale sull'imposta di soggiorno, se il tuo Comune l'ha istituita: da lì escono tariffa, esenzioni ed eventuale tetto di notti, e sono i numeri che dovrai dire all'ospite al momento del check-in.

Dove ti troveranno gli ospiti, e a che prezzo

Quasi nessuno mette questa parte in un percorso di apertura, e invece è la decisione economica più grossa dopo l'immobile. I portali portano domanda che tu non hai e te la fanno pagare in percentuale su ogni prenotazione: prima di firmare i contratti conviene sapere quanto pesa su un anno intero, non su una notte.

L'altra metà è farsi trovare da chi ti cerca per nome. Il profilo dell'attività su Google ha requisiti di idoneità legati alla tipologia e a come sei presente sul posto: se non ci sei, non si risolve con foto migliori. Ne parliamo in La tua struttura non compare su Google Maps.

Il quadro economico dei canali, con il calcolatore per rifare il conto sui tuoi numeri, è in Quanto ti costa vendere sui portali.

Le sette verifiche prima di firmare qualsiasi cosa

Da fare prima del preliminare, prima del contratto d'affitto, prima di ordinare gli arredi. Sono le stesse sette qualunque tipologia tu abbia in mente.

  • Il testo vigente della legge regionale sul turismo, preso dalla banca dati del Consiglio regionale e non da un articolo senza data.
  • La tipologia che vuoi aprire e l'articolo che la definisce, con camere e posti letto scritti dentro.
  • La forma ammessa dalla tua regione per quella tipologia: imprenditoriale, non imprenditoriale o entrambe.
  • Quanti appartamenti destinerai alla locazione breve in questo periodo d'imposta, se il tuo percorso è quello, e cosa succede sopra i due.
  • La destinazione d'uso dell'immobile, e se la tua regione ne chiede il cambio.
  • Il regolamento condominiale e l'atto di provenienza, se sei in condominio.
  • Il SUAP competente, il modulo che pubblica e le tre cose che solo lui può dirti: superfici, altezze e vincoli del tuo Comune.

Il posto dove tutto questo diventa una pagina

Alla fine del percorso hai un nome, una tipologia, un codice da esporre e un prezzo. Devono stare da qualche parte che sia tua, e che tu possa correggere il giorno in cui cambia qualcosa, senza aprire una pratica con qualcun altro.

Vedi quanto costa un sito per un B&B

Domande frequenti

Quanto ci vuole ad aprire un B&B?

Non esiste un tempo nazionale, e la parte lunga non è la pratica. Per l'articolo 19 della legge 241/1990 l'attività può iniziare dal giorno in cui presenti la SCIA, ma per sessanta giorni l'amministrazione può ancora intervenire. I tempi veri stanno prima, nelle verifiche sull'immobile e negli eventuali lavori, e dopo, nel codice regionale, che arriva a valle del passaggio dal Comune alla Provincia.

Si può aprire in un immobile in affitto?

Dipende da tre cose diverse. Il tuo contratto di locazione, che deve consentire quell'uso ed eventualmente la sublocazione, con il consenso del proprietario messo per iscritto prima e non dopo. Il regolamento condominiale, se sei in condominio. E la tipologia: dove la legge regionale chiede la residenza del titolare, come in Lombardia e in Campania per il B&B, l'immobile deve essere quello dove sei residente.

Quanto costa arrivare all'apertura?

Non esiste un totale nazionale, perché le voci più pesanti sono locali e cambiano da Comune a Comune: i diritti di segreteria del SUAP, il tecnico dove serve una planimetria firmata, gli eventuali lavori sull'immobile. Quello che si può dire è l'ordine con cui si spende, e conta più del totale: prima le verifiche che costano poco o niente, cioè legge regionale, destinazione d'uso, regolamento condominiale e telefonata al SUAP; solo dopo il tecnico e i lavori; per ultimi arredi e comunicazione. Chi inverte questo ordine è quello che poi trova un vincolo su un immobile già arredato.

Da che parte si comincia se ho già l'immobile e ho fretta?

Dalla legge regionale sul turismo, sempre, perché è quella che dice se la tipologia che hai in mente esiste dove sei e in quale forma. Chi comincia dal CIN o dal commercialista si ferma quasi subito: il codice nazionale arriva a valle del titolo presentato al Comune, e la posizione fiscale dipende anche dalla forma che la regione ammette per quella tipologia.

Viene prima il codice regionale o il CIN?

Quasi ovunque prima il regionale, perché il CIN nasce dalla sua ricodifica. E prima ancora viene il titolo al Comune: finché la SCIA o la comunicazione non è stata presentata e trasmessa, il codice regionale non viene generato e il CIN non si può chiedere. Partire dal CIN è il modo più rapido per bloccarsi.

Si può aprire senza SCIA?

Non se stai aprendo una struttura ricettiva. Per la locazione turistica non imprenditoriale molte regioni chiedono una comunicazione al posto della SCIA: pratica diversa, ma sempre una pratica. E chi esercita la locazione turistica in forma imprenditoriale una SCIA la deve presentare per norma nazionale, con una sanzione a quattro cifre se non lo fa: il quadro è in SCIA o comunicazione: come si apre una struttura.

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