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Fisco

Che documento consegni all'ospite quando ti paga, e quando serve la marca da bollo

Team SitoVeloce·29 agosto 2026· 10 min
Banconote sparse a coprire tutto il piano, viste dall'alto

La domanda arriva quasi sempre alla prima prenotazione diretta, quando l'ospite ti paga in contanti o con bonifico e ti chiede una ricevuta. In quel momento nessuno ha voglia di aprire una ricerca, e la risposta si prende dal primo forum che si trova.

È un peccato, perché la materia è più semplice di quanto sembri e sta quasi tutta in un decreto del 1972. Il punto è che dipende da una cosa sola, se hai la partita IVA o no, e che i due percorsi non si assomigliano per niente.

Qui trovi il percorso di chi non ha la partita IVA, cioè chi affitta in locazione breve come privato, con il testo delle norme accanto. Per chi la partita IVA ce l'ha, la guida si ferma prima e ti dice dove ricomincia il discorso, perché quella è la strada della fattura e dei corrispettivi, e non si improvvisa.

La risposta in due righe

Se non hai la partita IVA, all'ospite consegni una ricevuta, che sul piano giuridico è una quietanza: attesta che hai incassato quella somma per quel soggiorno. Se l'importo della ricevuta supera 77,47 euro, ci va una marca da bollo da 2 euro.

Se hai la partita IVA, la ricevuta di cui parla questa guida non è il tuo documento: emetti fattura o certifichi il corrispettivo secondo il regime della tua attività, e in quel caso il bollo di regola non c'entra, perché esiste un'esenzione apposita per le operazioni assoggettate a IVA.

Senza partita IVA: che cos'è la ricevuta che rilasci

Non è una ricevuta fiscale, che è un altro documento e appartiene a chi esercita un'attività d'impresa. È una quietanza: la dichiarazione con cui tu, creditore, riconosci di avere ricevuto il pagamento e liberi l'ospite dall'obbligazione. Non serve un modulo prestampato e non serve un numeratore autorizzato: serve che ci siano tutte le informazioni giuste.

La numerazione progressiva non è un obbligo di legge per un privato, ma tenerla è la cosa più utile che puoi fare per te: quando a giugno prepari la dichiarazione, o quando devi ricostruire una notte contestata, una serie numerata ti fa risparmiare ore.

Cosa scrivere, riga per riga:

  • Luogo e data di emissione, che è il giorno in cui incassi.
  • I tuoi dati: nome e cognome, indirizzo, codice fiscale. Se sei un locatore privato non c'è nessuna partita IVA da indicare.
  • I dati dell'ospite che paga: nome, cognome, e se te lo dà il codice fiscale.
  • Che cosa stai incassando: l'unità o la camera, il periodo del soggiorno con data di arrivo e di partenza, il numero di notti.
  • L'importo ricevuto, in cifre e in lettere, e la causale: corrispettivo per la locazione breve dell'immobile sito in, nel periodo dal al.
  • L'imposta di soggiorno indicata a parte, se nel tuo Comune esiste e la incassi tu. Non è un corrispettivo tuo, va scritta su una riga separata con il numero di ospiti e di notti a cui si riferisce.
  • Il modo in cui hai incassato: contanti, bonifico, carta, incasso tramite portale.
  • La marca da bollo, se dovuta, e la tua firma.

La marca da bollo da 2 euro: dove sta scritto

La norma è l'articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al DPR 26 ottobre 1972 n. 642. Sono soggette all'imposta fin dall'origine, testualmente, le "ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria: per ogni esemplare".

L'importo. La tariffa nella versione che si trova sui siti istituzionali riporta ancora 1,81 euro, e ogni tanto qualcuno la cita così. L'importo vigente è 2,00 euro: gli importi fissi dell'imposta di bollo, prima pari a 1,81 e 14,62 euro, sono stati rideterminati in 2,00 e 16,00 euro dall'articolo 7-bis comma 3 del DL 26 aprile 2013 n. 43, convertito dalla legge 24 giugno 2013 n. 71, con decorrenza dal 26 giugno 2013.

La soglia. La Nota 2 dello stesso articolo 13 dice che l'imposta non è dovuta "quando la somma non supera L. 150.000 (euro 77,47), a meno che si tratti di ricevute o quietanze rilasciate a saldo per somma inferiore al debito originario, senza la indicazione di questo o delle precedenti quietanze, ovvero rilasciate per somma indeterminata". Quell'eccezione riguarda il caso classico dell'acconto: se rilasci una ricevuta a saldo per una somma minore di quella pattuita senza indicare il totale e gli acconti già incassati, il bollo è dovuto anche sotto la soglia. Si evita scrivendo sempre l'importo totale e gli acconti precedenti.

Un dettaglio che sfugge: la Nota 1 stabilisce che "per le ricevute e quietanze, contenute in un unico atto e relative a più percipienti, l'imposta si applica per ciascun percipiente". E la tariffa dice "per ogni esemplare": il bollo sta su ogni esemplare che è una quietanza, non uno solo per prenotazione. Nella pratica corrente si applica sull'esemplare che consegni all'ospite e si conserva la propria copia con gli estremi del contrassegno. Se il tuo caso è più complicato di così, è la domanda giusta da fare al commercialista.

La soglia si guarda su cosa, esattamente

Sulla somma della ricevuta. Una notte a 70 euro sta sotto, tre notti a 70 euro no. E qui casca la maggior parte delle discussioni, perché la tentazione è spezzare l'incasso in più ricevute da meno di 77,47 euro per stare sempre sotto la soglia.

Non è una buona idea, e non per moralismo: una ricevuta deve corrispondere a un incasso vero, e frazionare un pagamento unico per non pagare 2 euro è il tipo di operazione che poi devi spiegare. Diverso è il caso in cui gli incassi sono davvero due, per esempio una caparra alla conferma e il saldo all'arrivo: lì le ricevute sono due, ciascuna con il suo importo, e ciascuna va valutata per conto suo rispetto alla soglia, ricordandosi però l'eccezione della Nota 2 sulle ricevute a saldo.

SituazioneBollo da 2 euroDove sta scritto
Ricevuta per un incasso fino a 77,47 euro, con indicazione del totale e degli eventuali accontiNon dovutoNota 2 lettera a) dell'art. 13 della Tariffa
Ricevuta per un incasso superiore a 77,47 euroDovuto, per ogni esemplareArt. 13 della Tariffa, parte prima, DPR 642/1972
Ricevuta a saldo per somma inferiore al debito originario, senza indicare il totale né gli acconti già incassatiDovuto anche sotto la sogliaEccezione della Nota 2 lettera a)
Quietanza apposta su un documento già assoggettato a bollo o esenteNon dovutoNota 2 lettera b) dell'art. 13 della Tariffa
Documento relativo al pagamento di un corrispettivo assoggettato a IVANon dovuto, esenzione assolutaArt. 6 della Tabella allegato B al DPR 642/1972
Ricevuta della sola imposta di soggiorno incassata per conto del ComuneDa verificare nel regolamento comunale, non è un corrispettivo tuoRegolamento comunale, vedi la guida sull'imposta

Quando il bollo non serve: l'esenzione che riguarda chi ha la partita IVA

L'articolo 6 della Tabella allegato B al DPR 642/1972 elenca gli atti esenti in modo assoluto, e comprende le fatture, le ricevute, le note di credito e di debito e i documenti simili che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette a IVA. C'è una condizione formale: per i documenti su cui l'IVA non è evidenziata, l'esenzione si applica se il documento contiene l'indicazione che si tratta di un documento emesso in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate a imposta sul valore aggiunto.

Detto in modo pratico: il bollo da 2 euro sulle ricevute è tipicamente un problema di chi non ha la partita IVA. Chi la ha, e quindi documenta l'operazione con fattura o con documento commerciale, di regola non ci incappa. Se poi rilascia una quietanza separata dalla fattura, il quadro cambia di nuovo, ed è un'ipotesi da portare al commercialista invece che risolvere a memoria.

Chi paga la marca, e la regola sulla data

Chi paga davvero il bollo è la domanda che genera più discussioni al check-out, e la risposta di legge non è quella che si sente ripetere. L'articolo 22 del DPR 642/1972 stabilisce che sono "obbligati in solido per il pagamento dell'imposta e delle eventuali sanzioni amministrative" tutte le parti che "sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola". Solidale vuol dire che l'ufficio può chiedere l'intero a chiunque dei due, tu compreso. L'unica norma che dice esplicitamente chi ne porta l'onere è l'articolo 8, e riguarda un caso diverso: "nei rapporti con lo Stato l'imposta di bollo, quando dovuta, è a carico dell'altra parte, nonostante qualunque patto contrario".

Nella pratica, addebitare i 2 euro all'ospite è un accordo fra privati e si può fare, ma è un accordo, non un automatismo, e va detto prima e non alla consegna della ricevuta. Se lo fai, scrivilo nelle condizioni di prenotazione insieme al resto.

La regola sulla data è quella su cui si sbaglia più spesso. L'articolo 2 del decreto stabilisce che l'imposta è dovuta fin dall'origine per gli atti indicati nella parte prima della tariffa. Il contrassegno telematico che compri in tabaccheria riporta la data di emissione: deve essere anteriore o uguale a quella della ricevuta, perché una marca comprata dopo non assolve il bollo al momento in cui il documento è stato formato. Se ti accorgi di non avere assolto il bollo, l'articolo 31 prevede la regolarizzazione presso l'ufficio, e non il fai da te.

Sulle conseguenze, l'articolo 25 è secco: chi non corrisponde in tutto o in parte l'imposta dovuta fin dall'origine è soggetto, oltre al pagamento del tributo, a una sanzione amministrativa dal cento al cinquecento per cento dell'imposta. Su 2 euro non è una cifra che ti rovina, ma su una stagione intera di ricevute senza bollo il conto cambia.

L'imposta di soggiorno nella ricevuta va scritta a parte

L'imposta di soggiorno non è un tuo corrispettivo, e nasconderla dentro il prezzo fa sembrare un ricavo tuo una somma che non lo è. Il gestore della struttura è il responsabile del pagamento verso il Comune, con diritto di rivalsa sull'ospite: il quadro è in l'ospite non vuole pagare la tassa di soggiorno. Nella ricevuta va quindi indicata su una riga separata, con la dicitura che si tratta di imposta riscossa per conto del Comune, il numero di ospiti paganti e il numero di notti.

Quanto sia l'importo, chi è esente e se esiste un tetto di notti tassabili lo decide il tuo Comune, non una tabella nazionale: è il tema di tassa di soggiorno: trovare la delibera del tuo comune. Alcuni regolamenti comunali prevedono anche il rilascio di una ricevuta specifica per l'imposta, e in qualche caso ne indicano il modello.

Se a incassare è il portale

Quando l'ospite paga sulla piattaforma e tu ricevi un accredito, la ricevuta all'ospite la devi comunque se te la chiede, perché documenta il rapporto fra te e lui e non fra te e il portale. Quello che cambia è l'importo che hai effettivamente incassato e il modo in cui lo hai incassato, che nella ricevuta vanno scritti per quello che sono.

Attenzione a non confondere due cose diverse. La commissione è un costo tuo verso il portale, ed è fuori dalla ricevuta. La ritenuta del 21 per cento che l'intermediario opera quando incassa o interviene nel pagamento non è né un costo né un'imposta definitiva: è un acconto che scomputi in dichiarazione. La differenza, con il conto per esteso, è in quanto ti resta di una prenotazione da 100 euro. Se l'ospite ha già pagato tutto sul portale e ti chiede una ricevuta per il rimborso aziendale, puoi rilasciarla indicando l'importo e il pagamento tramite la piattaforma, senza trasformarla in un documento che attesta un incasso in contanti mai avvenuto.

Quanto tenere le copie, e a cosa servono davvero

Le ricevute che conservi non servono all'ospite, servono a te in due momenti: quando compili la dichiarazione dei redditi e quando qualcuno ti chiede conto di un anno passato. Sul primo punto, i corrispettivi delle locazioni brevi vanno dichiarati anche se il portale ha già operato la ritenuta, e il codice identificativo va indicato nei righi previsti: dove si scrive è in il CIN nella dichiarazione dei redditi. Quale sia il tuo regime e quante unità puoi tenere fuori dall'impresa è in quanti appartamenti puoi affittare senza partita IVA.

Sul secondo, il riferimento è l'articolo 43 del DPR 600/1973, per cui gli avvisi di accertamento sulle imposte sui redditi vanno notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, e entro il settimo in caso di dichiarazione omessa. Tradotto: le ricevute di una stagione vanno tenute per anni, non per mesi, e una cartella per anno con dentro anche le prove degli incassi è il modo più semplice per non doverle mai cercare.

Il modello, con i campi e senza numeri inventati

Questo è lo schema da riempire. Nessun importo qui è un suggerimento: la tariffa dell'imposta di soggiorno la prendi dalla delibera del tuo Comune, e il prezzo lo scrivi tu.

Ricevuta n. [progressivo] del [data] - [Luogo].

Io sottoscritto [nome e cognome], residente in [indirizzo], codice fiscale [CF], dichiaro di avere ricevuto da [nome e cognome dell'ospite] la somma di euro [importo in cifre] ([importo in lettere]) a titolo di corrispettivo per la locazione breve dell'immobile sito in [indirizzo], per il periodo dal [data di arrivo] al [data di partenza], pari a [numero] notti.

Oltre al corrispettivo, ricevo euro [importo] a titolo di imposta di soggiorno, riscossa per conto del Comune di [Comune] per [numero] ospiti e [numero] notti, secondo il regolamento comunale vigente.

Pagamento ricevuto tramite [contanti, bonifico, carta, piattaforma]. Imposta di bollo assolta con contrassegno n. [identificativo] del [data], per gli importi superiori a euro 77,47.

Firma.

Domande frequenti

Devo dare la ricevuta all'ospite anche senza partita IVA?

L'ospite che paga ha interesse a ricevere la quietanza dell'incasso, e rilasciarla è la prassi corretta oltre che il tuo modo di documentare il corrispettivo. Se te la chiede, dagliela: costa due minuti e ti risolve la ricostruzione degli incassi quando prepari la dichiarazione.

Da quale importo serve la marca da bollo?

Sopra 77,47 euro. La Nota 2 dell'articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972 dice che l'imposta non è dovuta quando la somma non supera 77,47 euro, con l'eccezione delle ricevute rilasciate a saldo per somma inferiore al debito originario senza indicare il totale e le precedenti quietanze, o rilasciate per somma indeterminata.

Quanto costa la marca da bollo sulla ricevuta?

Due euro. La tariffa che si trova online riporta ancora 1,81 euro, ma gli importi fissi dell'imposta di bollo sono stati rideterminati in 2,00 e 16,00 euro dall'articolo 7-bis comma 3 del DL 43/2013, convertito dalla legge 71/2013, con decorrenza dal 26 giugno 2013.

Il bollo lo paga l'ospite o lo pago io?

Per legge siete obbligati in solido: l'articolo 22 del DPR 642/1972 indica come obbligati tutte le parti che sottoscrivono, ricevono o accettano documenti non in regola. La regola che mette il bollo a carico dell'altra parte, l'articolo 8, vale solo nei rapporti con lo Stato. Addebitare i due euro all'ospite si può, ma è un accordo fra voi e va detto prima della prenotazione.

Posso incollare una marca comprata il giorno dopo?

No. L'imposta è dovuta fin dall'origine per gli atti della parte prima della tariffa, e il contrassegno riporta la data di emissione: deve essere anteriore o uguale a quella della ricevuta. Se il bollo non è stato assolto, l'articolo 31 prevede la regolarizzazione presso l'ufficio, e l'articolo 25 una sanzione dal cento al cinquecento per cento dell'imposta.

L'imposta di soggiorno entra nell'importo su cui si calcola la soglia di 77,47 euro?

L'imposta di soggiorno non è un tuo corrispettivo: la riscuoti per conto del Comune e va indicata su una riga separata della ricevuta. Come vada gestita nel dettaglio, compresa l'eventuale ricevuta specifica, lo decide il regolamento del tuo Comune, che sull'imposta di soggiorno è la fonte da guardare. Se il tuo caso è dubbio, l'ufficio tributi risponde, ed è una telefonata che si fa una volta sola.

Ho la partita IVA: vale tutto questo?

No, il percorso è un altro. Con la partita IVA il documento è la fattura o il documento commerciale, secondo il regime della tua attività, e l'articolo 6 della Tabella allegato B al DPR 642/1972 esenta in modo assoluto dal bollo i documenti relativi al pagamento di corrispettivi di operazioni soggette a IVA. Il caso della quietanza rilasciata separatamente dalla fattura ha regole sue: è una domanda da fare al commercialista.

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