L'ospite non vuole pagare la tassa di soggiorno: chi risponde verso il Comune
Sono le dieci del mattino di un sabato di agosto, l'ospite ha il trolley in mano e ti dice che no, quei dodici euro non li paga, perché ha già saldato tutto online. Tu hai altre due partenze e tre arrivi. La domanda vera, in quel momento, è una sola: se lui non paga, quei soldi al Comune li devo versare io?
Sì. E non è un'interpretazione prudente, è esattamente quello che dice la norma dal 19 maggio 2020. Qui vediamo perché, cosa succede in concreto e soprattutto come si evita che quella scena si ripeta, perché la discussione al check-out nasce quasi sempre da qualcosa che non è stato detto prima.
La risposta in due righe
L'imposta di soggiorno la paga l'ospite, ma il soggetto obbligato verso il Comune sei tu. L'articolo 4 comma 1-ter del D.Lgs. 14 marzo 2011 n. 23, nel testo modificato dall'articolo 180 del DL 34/2020 in vigore dal 19 maggio 2020, qualifica il gestore della struttura ricettiva come responsabile del pagamento dell'imposta con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, e lo rende responsabile anche della presentazione della dichiarazione.
Il diritto di rivalsa è un tuo diritto verso l'ospite, non una condizione perché l'imposta sia dovuta. Se l'ospite parte senza pagare, il Comune non ha nessun interlocutore alternativo: chiede a te. Il quadro è riassunto nella pagina del Dipartimento delle Finanze del MEF dedicata alla disciplina del tributo.
Cosa è cambiato nel 2020, e perché conta
Prima della riforma il gestore che incassava l'imposta era inquadrato come agente contabile, con gli obblighi e i rischi che ne discendevano, compreso il terreno scivoloso delle contestazioni penali sui soldi maneggiati per conto dell'ente. Dal 19 maggio 2020 la responsabilità si è spostata sul piano tributario.
È una notizia buona a metà. Buona perché la natura della responsabilità è meno pesante. A metà perché il debito verso il Comune resta tuo, e le sanzioni sono quelle tributarie: dal 100 al 200 per cento dell'importo dovuto per la dichiarazione omessa o infedele, e la sanzione prevista dall'articolo 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471 per l'omesso, ritardato o parziale versamento.
Se ti capita di leggere pagine o commenti scritti prima del 2020 che parlano di agente contabile e di peculato, sappi che descrivono un quadro superato.
Cosa vuol dire in pratica se l'ospite parte senza pagare
Vuol dire che al versamento periodico previsto dal regolamento del tuo comune quelle notti vanno dichiarate lo stesso, e l'importo lo metti tu. Non è un caso raro e su un singolo soggiorno parliamo di pochi euro. Il problema diventa serio quando succede spesso, perché allora non è un incidente: è un buco nel modo in cui comunichi il prezzo.
La rivalsa, sulla carta, resta esercitabile. Nella realtà di una struttura piccola, inseguire un ospite già partito per dieci euro non è una strada percorribile, costa più del recupero. La rivalsa si esercita prima o durante il soggiorno, non dopo.
E il check-out puoi rifiutarlo? No. Non puoi trattenere le persone e non puoi trattenere i bagagli. Se hai una carta a garanzia, addebitare un importo che l'ospite non ha accettato è un'altra questione ancora, che dipende dalle condizioni che ha sottoscritto e dalle regole del circuito di pagamento: se vuoi usare quella strada, falla verificare da chi ti segue, e comunque scrivi l'addebito nelle condizioni prima della prenotazione, non dopo.
Un elemento in più: diversi regolamenti comunali prevedono che il gestore faccia sottoscrivere all'ospite una dichiarazione di rifiuto del pagamento, da conservare e da allegare alla dichiarazione annuale. Non è una regola nazionale e non c'è in tutti i comuni: cercala nel regolamento del tuo, perché dove esiste ti mette al riparo e dove non esiste non serve a niente.
La discussione nasce prima, non alla cassa
Quasi nessun ospite si rifiuta di pagare l'imposta di soggiorno perché contesta il tributo. Si rifiuta perché ha in testa un prezzo, ha già pagato quel prezzo, e alla partenza gliene chiedi un altro pezzo. La cifra è piccola, la sensazione è quella di un supplemento comparso all'ultimo.
Chi ha prenotato tramite portale ha visto un totale che, nella sua percezione, era tutto. Chi ha prenotato da te ha ricevuto una conferma che, se non lo diceva, ha lo stesso effetto. La leva su cui puoi agire non è la trattativa alla partenza, è il numero di volte in cui l'ospite ha letto l'informazione prima di arrivarci.
I quattro momenti in cui va detto
Non serve ripeterlo in modo insistente, serve dirlo nei punti in cui l'ospite sta già guardando. Sono quattro, e ognuno ha un compito diverso.
| Momento | Cosa comunichi | Perché evita la discussione |
|---|---|---|
| Annuncio e pagina della struttura sul tuo sito | Che nel comune si applica l'imposta di soggiorno, quanto vale a persona e a notte e che si paga in struttura | Entra nel prezzo che l'ospite ha in testa mentre sceglie, non dopo |
| Conferma di prenotazione | Una riga separata con l'importo stimato per quel soggiorno e i metodi di pagamento accettati | Diventa un documento scritto che puoi richiamare senza alzare la voce |
| Messaggio prima dell'arrivo | Promemoria dell'importo e delle esenzioni previste dal regolamento, chiedendo di segnalarle in anticipo | Chi ha diritto all'esenzione arriva con il documento giusto in mano |
| Check-in | L'importo esatto calcolato su notti e persone, incassato subito o concordato per la partenza | Al check-out non compaiono numeri nuovi |
Cosa scrivere sulla pagina del tuo sito
La pagina della struttura è l'unico punto che controlli davvero, e vale sia per chi prenota da te sia per chi ti ha trovato altrove e viene a controllare. Il testo può essere corto:
"Nel Comune di [nome] si applica l'imposta di soggiorno, pari a [importo] euro per persona e per notte, per un massimo di [numero] notti consecutive. Si paga in struttura al check-in, in contanti o con carta. Sono esenti le categorie previste dal regolamento comunale, tra cui [elenco]. L'importo non è compreso nel prezzo della camera."
Gli importi e il numero di notti non li puoi copiare da nessun'altra parte: stanno nella delibera tariffaria del tuo comune, e cambiano. Come si trova, e come si controlla se è ancora quella in vigore, è spiegato in tassa di soggiorno: trovare la delibera del tuo comune.
Metti anche la data dell'ultimo aggiornamento accanto al testo. Serve a te per ricordarti di ricontrollarlo a gennaio, e serve all'ospite per fidarsi del numero che legge.
Gli importi cambiano a gennaio
Le tariffe dell'imposta di soggiorno cambiano quasi sempre con la delibera di inizio anno, e la riga sulla tua pagina va riscritta. Se per cambiare un numero devi aprire una pratica con qualcun altro, quel numero resta vecchio fino a estate.
Vedi come si cambia un testoLe esenzioni le decide il tuo comune, non la legge
L'imposta di soggiorno non è un tributo nazionale: esiste solo dove il consiglio comunale l'ha deliberata, e non è scontato che nel tuo comune ci sia. Chi può istituirla e come si verifica è spiegato in tassa di soggiorno: trovare la delibera del tuo comune. Se il tuo comune non l'ha deliberata, non c'è niente da chiedere all'ospite.
Dove esiste, il regolamento comunale decide quasi tutto: l'età sotto la quale i bambini sono esenti, che varia parecchio da comune a comune; le esenzioni per persone con disabilità e accompagnatori, per i residenti, per il personale sanitario, per autisti e guide; il numero massimo di notti consecutive soggette a imposta; la fascia di prezzo o la classificazione a cui è agganciata la tariffa; la periodicità del versamento; il portale su cui si dichiara; e in alcuni casi la stagionalità.
Per questo non ha senso regolarsi su quello che fa un collega di un altro comune, e non ha senso copiare un testo trovato online. La fonte è il regolamento del tuo comune insieme alla delibera tariffaria in vigore, e sono due documenti diversi.
Se è il portale a incassare l'imposta
Per le locazioni brevi c'è una regola in più. L'articolo 4 comma 5-ter del DL 50/2017 prevede che anche chi incassa il canone o interviene nel pagamento sia responsabile del pagamento dell'imposta di soggiorno e dei relativi obblighi dichiarativi. È il motivo per cui in alcuni comuni le piattaforme raccolgono l'imposta insieme al prezzo e la versano loro.
Non è automatico e non è generale: dipende dall'esistenza di un accordo fra quella piattaforma e quel comune. I due errori che si fanno sono simmetrici e costano entrambi. Il primo è chiederla all'ospite che l'ha già pagata sul portale, e lo scopri quando ti mostra il dettaglio della prenotazione. Il secondo è non versarla dando per scontato che l'abbia fatto la piattaforma, e lo scopri quando arriva l'avviso dal Comune.
La verifica si fa in due punti: nel regolamento comunale, che di solito dice se esiste una convenzione, e nel dettaglio del pagamento che la piattaforma ti mostra per ogni prenotazione. Se non è chiaro, l'ufficio tributi del comune risponde, ed è una telefonata che si fa una volta sola.
Poi c'è la dichiarazione, ed è un'altra cosa
Versare non basta. Oltre ai versamenti periodici previsti dal regolamento comunale c'è una dichiarazione annuale su modello nazionale, approvato con decreto MEF del 29 aprile 2022, che si presenta esclusivamente per via telematica entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto impositivo, cioè l'anno in cui hai avuto gli ospiti.
È l'adempimento con le sanzioni più pesanti dell'intera materia, quelle dal 100 al 200 per cento, e riguarda anche le notti esenti e quelle in cui l'ospite non ha pagato. Il dettaglio è in dichiarazione tassa di soggiorno: scadenza 30 giugno.
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Domande frequenti
Posso rifiutare il check-out o trattenere i bagagli finché non paga?
No. Non hai strumenti di autotutela di quel tipo, e l'imposta resta comunque dovuta da te al Comune. L'unica leva efficace è a monte: dirlo nell'annuncio, nella conferma e nel messaggio prima dell'arrivo, e incassare al check-in invece che alla partenza.
L'ospite dice di avere diritto all'esenzione ma non ha nessun documento. Come mi comporto?
Dipende dal regolamento del tuo comune, che di norma indica quali esenzioni esistono e quale prova serve per riconoscerle. Non è una decisione che puoi prendere a sentimento, perché la notte esente va comunque dichiarata come tale e il Comune può chiederti su quale base l'hai considerata esente.
L'imposta di soggiorno finisce nella base su cui Booking calcola la commissione?
Secondo le Clausole Generali per i partner di Booking.com, le uniche imposte comprese nel Prezzo della camera ai fini del conteggio della commissione sono l'IVA, la GST o analoghe imposte sulle vendite. L'imposta di soggiorno non rientra in quella definizione. Se però la fai incassare al portale come parte del prezzo esposto, conviene controllare come è impostata nella tua extranet.
Devo dare una ricevuta all'ospite per l'imposta di soggiorno?
Molti regolamenti comunali lo prevedono e alcuni indicano anche il modello da usare. Non c'è una regola nazionale uniforme: la risposta sta nel regolamento del tuo comune. Anche dove non è obbligatoria, rilasciarla riduce le contestazioni, perché rende visibile che quei soldi non restano a te.
Se il mio comune non ha istituito l'imposta, devo fare qualcosa?
No, non hai nulla da riscuotere e nulla da dichiarare. Vale però la pena ricontrollarlo una volta l'anno, perché ogni anno alcuni comuni la introducono per la prima volta: in quel caso gli obblighi partono dalla data indicata nella delibera.
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