Come trovare quanto si paga di tassa di soggiorno nel tuo comune
Stai preparando il listino, oppure hai appena aperto, e ti serve sapere una cosa sola: nel tuo comune la tassa di soggiorno esiste, e se esiste quanto è. Cerchi online e trovi decine di articoli con tabelle di città, importi che non coincidono fra loro e nessuna data di aggiornamento.
Il motivo è che non c'è una risposta nazionale da cercare. L'imposta di soggiorno la istituisce ogni singolo comune con un proprio atto, e l'unico importo corretto è quello scritto in quell'atto. Questa guida non ti dà una tabella di importi: ti insegna a trovare, in pochi minuti, il documento che vale per te e a capire cosa leggerci dentro.
È tempo speso una volta sola. Quando sai dove sta il regolamento del tuo comune, l'anno prossimo lo ricontrolli in cinque minuti.
La risposta breve
L'imposta di soggiorno non si paga in tutta Italia. Esiste solo dove il Comune l'ha istituita con una deliberazione del consiglio comunale, e i comuni che l'hanno fatto sono una minoranza del totale.
Dove esiste, l'importo, le esenzioni, il numero massimo di notti soggette e le scadenze dei versamenti stanno in due documenti comunali: il regolamento e la delibera che fissa le tariffe. Li trovi sul portale del Dipartimento delle Finanze del MEF e sul sito del tuo comune, e sono l'unica fonte da usare.
Chi può istituirla, e perché in molti comuni non esiste
La base normativa è l'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23. Possono istituire l'imposta di soggiorno, con deliberazione del consiglio, i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni e i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte.
Sono due condizioni in sequenza: prima il comune deve rientrare fra quelli che possono, poi deve averlo deciso davvero con un atto. Se il tuo comune non ha deliberato, l'imposta semplicemente non esiste e tu non devi chiedere niente ai tuoi ospiti. Non c'è nessun tributo che scatta in automatico.
Questo spiega anche perché due strutture a dieci chilometri di distanza possono trovarsi in situazioni opposte, e perché la domanda giusta non è quanto si paga in Italia ma se il mio comune l'ha istituita.
I tetti previsti dalla legge non sono l'importo che pagherai
La legge fissa dei massimi, non le tariffe. Serve saperli per riconoscere subito un importo implausibile, ma non dicono nulla su quanto si paga da te.
La regola generale dell'articolo 4 comma 1 è fino a 5 euro per notte di soggiorno, applicata secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo. Il comma 1-bis consente ai comuni capoluogo di provincia che hanno registrato presenze turistiche pari a venti volte i residenti, individuati con decreto ministeriale, di arrivare al massimo previsto per il contributo di soggiorno di Roma Capitale, cioè 10 euro. Venezia è autorizzata dalla legge 145/2018 ad applicare in alternativa il contributo di sbarco, anch'esso fino a 10 euro.
Ci sono poi maggiorazioni straordinarie a tempo. Secondo la pagina del MEF sulla disciplina del tributo, la legge di bilancio 2024 ha consentito in occasione del Giubileo un aumento fino a 2 euro a notte, esteso al 2026, e per i comuni interessati dalle Olimpiadi Milano Cortina 2026 in Lombardia e Veneto un aumento fino a 5 euro. Ogni maggiorazione ha un proprio perimetro di comuni e una propria scadenza: vanno verificate una per una, non date per applicate ovunque.
Vale la pena ripeterlo, perché è quello che fa sbagliare: questi sono soffitti. La tariffa che devi applicare tu sta nella delibera del tuo comune e può essere molto più bassa, articolata per stelle, per tipologia o per fascia di prezzo.
Come si trova l'atto sul portale del MEF, passo per passo
Il Dipartimento delle Finanze pubblica su finanze.gov.it, nella sezione Regolamenti e delibere aliquote e tariffe altri tributi comunali, gli atti che i comuni trasmettono tramite il Portale del federalismo fiscale. È la fonte istituzionale, ed è gratuita.
Dentro la sezione trovi un motore di ricerca per singolo comune o per area geografica, con un menu a tendina per selezionare tutti i tributi oppure il solo tributo che ti interessa, un elenco generale di tutti i comuni che si aggiorna quotidianamente in automatico e indica per ciascuno gli estremi degli atti adottati, e i file PDF con i testi degli atti raccolti per regione.
Il percorso pratico è questo: apri la sezione, cerca il tuo comune, seleziona l'imposta di soggiorno, apri il PDF del regolamento e quello della delibera tariffaria, e leggili. Non c'è una scorciatoia, ed è il punto che quasi nessun articolo dice: il MEF pubblica gli atti, non le tariffe in forma di tabella. Sapere che un comune ha adottato una delibera non ti dice quanto si paga, te lo dice il PDF.
Un dettaglio che vale la pena conoscere: dal 2020 la pubblicazione sul sito del MEF è condizione di efficacia dell'atto, e i regolamenti hanno effetto dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione. È il motivo per cui una delibera approvata in consiglio a novembre può iniziare a produrre effetti l'anno dopo. Se ti trovi davanti a due versioni diverse, guarda le date di pubblicazione.
La pagina da mettere fra i preferiti
Regolamenti e delibere aliquote e tariffe altri tributi comunali, sul sito del Dipartimento delle Finanze. È il motore di ricerca ufficiale per comune, con gli elenchi aggiornati ogni giorno e i PDF degli atti raccolti per regione.
Apri il motore di ricerca del MEFL'altra strada: albo pretorio e ufficio tributi del comune
In parallelo al MEF conviene sempre passare dal sito del proprio comune. La sezione tributi di solito ha una pagina dedicata all'imposta di soggiorno con il regolamento vigente, la delibera tariffaria in corso, il portale su cui si dichiara e si versa e i contatti dell'ufficio.
L'albo pretorio online serve per un'altra cosa: intercettare le delibere appena approvate, prima che compaiano fra i documenti consolidati. Se ti aspetti un aumento a gennaio, è lì che lo vedi per primo.
E poi c'è la strada che nessuno usa e che funziona meglio di tutte: telefonare o scrivere all'ufficio tributi. Sono loro a gestire il portale su cui dovrai dichiarare, e ti diranno anche cose che nel regolamento non sono scritte in modo evidente, per esempio come ci si registra o come si comportano rispetto alle piattaforme.
Cosa cercare dentro il regolamento
Aperto il PDF, non serve leggerlo tutto. Servono sei informazioni, e stanno quasi sempre negli stessi punti.
| Cosa devi trovare | Dove sta di solito | A cosa ti serve |
|---|---|---|
| Importo per notte, per fascia o per categoria | Delibera tariffaria, spesso allegata al regolamento | Sapere quanto chiedere all'ospite, camera per camera |
| Esenzioni | Articolo dedicato del regolamento | Non far pagare chi non deve: l'età dei bambini cambia da comune a comune, e spesso ci sono disabili e accompagnatori, residenti, autisti e guide |
| Numero massimo di notti soggette | Articolo sul presupposto dell'imposta | Fermare il conteggio al giorno giusto sui soggiorni lunghi: il limite è spesso fra 3 e 7 notti, ma varia |
| Periodicità e termini del versamento | Articolo su riscossione e versamento | Non saltare una scadenza: può essere mensile, trimestrale o quadrimestrale |
| Portale su cui si dichiara e si versa | Regolamento o pagina tributi del comune | Registrarsi prima del primo ospite, non dopo |
| Stagionalità ed eventuali convenzioni con i portali | Regolamento, articoli finali | Capire se l'imposta si applica tutto l'anno e se una piattaforma la incassa già per te: il caso è spiegato in l'ospite non vuole pagare la tassa di soggiorno |
Ogni quanto ricontrollare
Le delibere tariffarie cambiano tipicamente con il 1 gennaio, ma possono cambiare anche in corso d'anno. Il momento giusto per il controllo è quindi gennaio, insieme al resto delle scadenze, e ogni volta che senti parlare di aumenti nel tuo comune.
Questo è anche il motivo per cui una tariffa copiata da un articolo invecchia in fretta e non ti protegge: se sbagli l'importo, l'errore è tuo e il conguaglio lo paghi tu, non chi ha scritto l'articolo. Un regolamento salvato in PDF con la data in cui l'hai scaricato vale molto di più.
I numeri che girano sul totale dei comuni
Nella stampa del 2026 si leggono ovunque le stesse cifre: 1.411 comuni che applicano l'imposta, 24 nuovi entranti, un gettito stimato oltre 1,2 miliardi di euro, 53 amministrazioni che hanno ritoccato le tariffe al rialzo. Altre testate riportano 1,3 miliardi.
Vale la pena sapere da dove arrivano. Non sono un registro pubblico né un dato ministeriale: provengono dall'Osservatorio nazionale JFC, una società di consulenza privata, e i perimetri di calcolo delle diverse riprese giornalistiche non coincidono. Sono numeri utili per farsi un'idea dell'ordine di grandezza, cioè che parliamo di circa un comune italiano su sei, non per decidere se il tuo sia dentro o fuori.
Per quello c'è una sola strada, ed è quella descritta sopra: il portale del MEF e il sito del tuo comune.
Vedi anche
Domande frequenti
Come faccio a sapere se il mio comune ha la tassa di soggiorno?
Cerca il tuo comune nella sezione Regolamenti e delibere aliquote e tariffe altri tributi comunali del sito finanze.gov.it, selezionando l'imposta di soggiorno, e controlla in parallelo la pagina tributi del sito comunale. Se non risulta nessun atto in materia e l'ufficio tributi te lo conferma, l'imposta nel tuo comune non è stata istituita.
Esiste un elenco nazionale con gli importi comune per comune?
No, non esiste un elenco ufficiale con gli importi. Il MEF pubblica gli atti trasmessi dai comuni e un elenco che ne indica gli estremi, ma le tariffe stanno dentro i PDF dei singoli regolamenti e delle delibere tariffarie. Le tabelle nazionali che si trovano online sono ricostruzioni private, spesso non datate e non aggiornate.
Chi decide l'importo?
Il consiglio comunale, entro i massimi fissati dall'articolo 4 del D.Lgs. 23/2011. Per questo l'importo può essere diverso in due comuni confinanti e può essere articolato per categoria della struttura, per fascia di prezzo o per periodo dell'anno.
Ogni quanto devo ricontrollare la tariffa?
Almeno una volta l'anno, a gennaio, perché è il momento in cui le nuove delibere tipicamente entrano in vigore. Tieni presente che un regolamento pubblicato sul sito del MEF ha effetto dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione, quindi le date sull'atto contano.
La delibera di quest'anno non è ancora pubblicata: quale applico?
Quella in vigore, cioè l'ultima pubblicata e già efficace. Dal 2020 la pubblicazione sul sito del MEF è condizione di efficacia dell'atto, e i regolamenti hanno effetto dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione: una delibera approvata in consiglio non è ancora applicabile per il solo fatto di essere stata approvata. Se hai un dubbio su quale delle due versioni usare in un periodo di passaggio, l'ufficio tributi del Comune è l'unico che può dirtelo, e conviene farselo scrivere.
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